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RETE E DEMOCRAZIA

Elon Musk è la dimostrazione che un genio è geniale in un ambito, non in tutto e al di là del suo delirio di onnipotenza, si è dimostrato piuttosto inadatto a gestire la comunicazione politica. Tralasciando le polemiche di questi giorni, il ruolo di Musk nella prossima presidenza Trump pone degli interrogativi che vanno ben al di là delle sue inopportune uscite. Grazie al suo ingente patrimonio Musk ha finanziato in gran parte la campagna elettorale del nuovo presidente e questo è piuttosto normale negli Stati Uniti, ma grazie alla sua piattaforma mediatica X, ha contribuito moltissimo a influenzare l’opinione pubblica, dando vita a un immaginario del tutto favorevole al suo candidato. Questo aspetto, sempre più diffuso deve fare riflettere sull’importanza che la Rete assume sempre di più nell’orientare l’opinione pubblica. Certo, la propaganda non è certo nata con il web, da Cicerone a Berlusconi (chiedo scusa a Cicerone per l’accostamento) gli esempi sono numerosi, ma era limitata a certi momenti e in certi spazi definiti. Oggi ce la portiamo in tasca h24, in qualunque momento la Rete può entrare nella nostra quotidianità e lo fa con la forza di chi sa con chi sta parlando. Il politico tradizionale si rivolgeva a un pubblico di cui conosceva solo una parte, la sua, degli altri, che doveva convincere, poco sapeva. Oggi la Rete sa molto di noi, di ciascuno di noi, grazie a quei metadati che le forniamo spontaneamente ogni giorno, frequentandola. Sa che libri o che giornali leggiamo, che viaggia facciamo quali attività, i nostri hobby… Ci conosce bene e sa come prenderci per la gola, puntando sui nostri punti più sensibili. Sa cosa vorremmo e cerca di accontentarci, ci insegue sul piano emotivo e ormai abbiamo capito che gran parte di noi vota sulla base di narrazioni, non di ideali consolidati. Narrazioni che, come i messaggi nella Rete, sono mutevoli e di corto respiro, pronti a essere rapidamente sostituiti da altre: è questa la cifra del populismo, rincorrere gli istinti del momento, non disegnare un futuro, nutrire l’egoismo dei presenti, non pensare a chi verrà. Non c’è progetto, solo marketing e i protagonisti della politica sembrano sempre più influencer che promotori di ideali.
Tutto viene consumato rapidamente, così rapidamente che la nostra memoria si satura in fretta e dobbiamo dimenticare altrettanto in fretta, per lasciare posto alle nuove informazioni. Svanisce il passato, viviamo in un eterno presente e se il passato svanisce, il presente è sempre una novità. Non c’è bisogno di coerenza, manca il confronto con il prima: basti vedere le diverse declinazioni di sovranismo se a criticarci è la Francia o sono gli Stati Uniti, di cui siamo succursale.
La Rete, inoltre, non ha filtri, pertanto, diventa più facile sdoganare notizie false, che si moltiplicano rapidamente, creando una verità condivisa. Lo aveva già capito Goebbels, non è una novità, ma la pervasività del web è contagiosa e ha finito per soppiantare molti altri strumenti di informazione. Il paradosso è che mai nella storia abbiamo avuto così tante informazioni e forse mai siamo stati così disinformati. Il conflitto, quello sano, sale della democrazia, viene spostato online, e diventa innocuo, così come ogni forma di opposizione.
Tutto questo dovrebbe portare a chiederci: quanto è compatibile la Rete con la democrazia? Una Rete controllata da pochi, da chi ha grandi mezzi finanziari a disposizione e li asservisce alla politica. Diventa difficile pensare di usare la Rete consapevolmente, quando le prime cinque aziende del mondo operano nel mondo digitale e controllano i server. Ci preoccupiamo di difendere la nostra privacy, ma il vero problema sta in una progressiva erosione della democrazia. Con una certa ironia, ma anche con molto acume già George Bernard Shaw sosteneva che gli inglesi sono liberi di fare tutto quello che i media dicono loro che possono fare e oggi quei media sono molto potenti. Controllata da pochi la democrazia finirebbe per diventare una sorta di dittatura mediatica di stampo orwelliano. E questo è il grande pericolo.


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