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Un rene

L’odore è quello di sempre. Di marcio. Viene dalla strada. Aadhya lo sa quell’odore, ci è abituata, ma questa notte non la lascia dormire. Aadhya lo sa che non è l’odore a tenerla sveglia e nemmeno il rumore della strada. È il gusto schifoso della povertà, quello che sente in bocca. La notte è umida a Dharavi, trasuda miseria.
Era elegante quell’uomo, sorrideva dietro la sua cravatta a pois. «È un’offerta generosa, signora, pensi ai suoi figli, a quanti problemi potrebbe risolvere…».
Ad Aadhya non sembrava una cosa giusta. Non pensava al dolore, quello no, poteva sopportarlo, ma no, no, non era giusto. Pensava persino, che non fosse legale. Libertà… libertà, continuava a ripetere quella parola l’uomo in cravatta: «Il corpo è suo, signora Aadhya e lei è libera di farne quello che vuole». Libertà… Quanto sei libera se nasci in uno slum, se tuo marito ti abbandona con tre figli, se nei loro occhi vedi solo quella storia. Una storia che prosciuga ogni lacrima. Anche lei non ne ha più. Si era rassegnata a quell’aridità della memoria. Non voleva più ricordare. E nemmeno adesso, che la notte stava per andarsene, lasciandola sola con il giorno, voleva pensare al passato, ma quello si infilava nella fessura della porta.
«Le conviene accettare signora Aadhya, adesso, altrimenti dovremo cercare un altro donatore. Il nostro cliente non vuole attendere degli anni per un rene, magari consumato, quando può averne uno buono e subito da una persona sana, che può trarre beneficio dal denaro».
Così aveva detto l’uomo con la cravatta. Così.
Aadhya significa “donna potente”. Il destino a volte è proprio bastardo. Come potevano sapere i genitori che le avevano dato quel nome, che si sarebbe ridotta così? A doversi vendere a pezzi. Come una prostituta, pensa, come una prostituta che vende il suo corpo, ma almeno lei, dopo, rimane intera. Le portano via la dignità, sì, ma il corpo rimane.
Il rumore della strada comincia a entrare dalle fessure, come la prima luce sporca del giorno. Un altro giorno sporco, questo, forse, ancora di più. Aadhya guarda quel mucchietto immobile sotto l’unico telo. Solo i capelli di Anand spuntano fuori. Sembrano una nuvola, immobile nel sonno. Con quei 500 dollari potrebbe mandarli a scuola, regalargli qualche domani migliore, strapparli da quello slum. Quanti domani vale un rene? Abbastanza?
La notte se ne è andata. Le sue lacrime riflettono la prima luce. La via si frantuma in mille rumori. Tra poco arriveranno. «Eppure, vorrei averne tre di reni – pensa – Così potrei venderne due».

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