MARCO AIME - LOGO UFFICIALE v.2

Macaia

Il cielo da vico Morchi è una lama sottile. Una striscia flebile che ti ricorda a malapena che un cielo esiste. Niente di più. Puoi guardare finché vuoi, ma non lo capisci com’è oggi il cielo. Sì, sembrerebbe grigio, ma all’alba, quando la luce si sforza di uscire dal mare, è sempre così. E poi?
Macaia, la chiamano così qui a Genova. Mahdou lo sa, lo ha imparato in questi anni di caruggi, vento di mare, odore di piscio e poca luce. Non sa però, che quella parola l’ha resa celebre Paolo Conte: “Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno nausea e fantasia…”. Sì, un po’ quel cielo pigro e gonfio a lui l’Africa la ricorda, ma quello là è un cielo più potente, arrabbiato, che dopo essersi imbottito d’acqua la scaglia per terra con tutta la sua forza, la spacca. E quella terra rossastra si sforza di assorbirla, di farla propria. Non sempre ci riesce, però. È così, una lotta perpetua, indifferente alle cose umane. Ma anche per gli umani l’Africa è una lotta perenne.
Si fa scaldare un po’ di riso avanzato da ieri sera. Gli altri dormono ancora. Lui è sempre il primo a mettersi per strada. Ma oggi pioverà? È questo che interessa a Mahdou. Perché se piove, deve passare subito dal grossista cinese, farsi dare una dozzina di ombrelli e correre alla stazione Principe. Quando arrivano i pendolari. Ieri il tempo era bello e oggi, la maggior parte di loro non ha preso l’ombrello, pensa. E speriamo non abbiano il cappuccio. Mahdou odia quelli con il cappuccio. Non è che li odi davvero, ma sono clienti persi, malefici cappucci! Poi ci sono i duri, quelli che piuttosto che spendere cinque euro si bagnano. Se però non piove e lui ha preso gli ombrelli, la giornata è persa. Speriamo dai!
Mentre scende le scale strette e ripide di pietra nera, con quei gradini un po’ concavi, consumati da secoli di piedi, pensa che anche quando era al villaggio, in Senegal, sperava che piovesse. Lo speravano tutti, ma il cielo laggiù è immenso, lo potevi leggere da lontano. Mahdou ricorda gli anziani scrutare quell’orizzonte pallido, in silenzio. La sabbia dell’harmattan aveva finito il suo viaggio e si era ormai posata a terra, sfinita. Il mondo riprendeva i suoi contorni, le sue forme, dopo essere stato avvolto per mesi nella polvere del deserto. Era in quei momenti che speranza si ammassava, riempiva i cuori della gente. Verranno le piogge? Sarà una buona annata? Suo nonno gli raccontava spesso delle siccità degli anni Settanta, quando le mucche morivano di sete e la gente anche. Lui non le aveva vissute, ma sapeva che potevano tornare. Anche per questo era partito. Ci aveva provato. Era stato terribile, il deserto, poi il mare, poi…
Non si è nemmeno accorto di essere già arrivato dal cinese. Ha già aperto il magazzino, forse perché pensa che pioverà. Speriamo.

MARCO AIME - LOGO UFFICIALE v.2
text-align-justify