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Verso il mercato

Il cielo è livido anche questa mattina, come sempre in questa stagione. Il sole è ancora dietro le colline, ma fa già caldo. Zenabo si sta preparando, sento che è già sveglia. Anche Daganà si sarà già alzata.
Gli uomini stanno andando verso i campi. Forse oggi pioverà. Sono già cinque giorni che non cade acqua sulla terra. È così da anni ormai, piove poco qui, quasi niente.
L’odore secco del fumo si sfuma nella capanna. Il ceppo che ha messo ieri è ancora acceso. Dormono ancora. Lasciamoli stare. Fatouma accarezza con uno sguardo dolce quei frugolini abbracciati sulla stuoia.
Ecco Zenabo che arriva. Otto ignami. Oggi ho otto ignami da vendere, Zenabo ne ha sei. Il sentiero è duro e polveroso. Chissà quando pioverà.
Scendono verso la pianura, lasciandosi dietro il villaggio arroccato. Qualcuno è già al lavoro nei campi. Uomini magri, attaccati alle loro zappe.
Come sarà quest’anno il raccolto? La pioggia riuscirà ad appesantire questa terra, a inzuppare le gobbe dove crescono gli ignami, i solchi del miglio. Oppure saranno solo povere lacrime a inumidire i nostri vestiti?
Chiacchierano camminando. Scherzano, spettegolano su chi non c’è e sugli uomini.
Dalì ha bisticciato con il marito. Vuole prendere una seconda moglie e lei non è d’accordo.
«Almeno non dovrai più andare a prendere l’acqua!».
«E la legna te la porterà l’altra!» ribatte Zenabo.
La prendiamo in giro. Anche lei ride.
Daganà invece, ce l’ha con quei mariti, che non fanno abbastanza per le loro famiglie.
«La verità è che oggi in Africa non ci sono più mariti!»
«Come sarebbe a dire?»
«Ci sono degli uomini, ma di mariti, sempre meno! E poi, quelli che tu chiami mariti hanno quasi tutti il deuxième bureau».
La fila si ingrossa mentre scendono pestando una terra troppo rossa e secca per promettere bene. Dai villaggi lungo la strada arrivano altre donne. Qualcuno porta lunghi rami sulla testa, altre hanno ignami. C’è chi porta il chokoutou, la birra di sorgo e poi ci sono le peul, tutte ingioiellate, con i loro formaggi.
«Eccole! Arrivano loro e i ragazzi non ci guardano più!»
«Con quegli occhi dipinti, con quegli orecchini!»
«Siete belle come le mucche!». Le prendiamo in giro, perché per i peul la mucca è quanto ci sia di più bello. Sono fatti così.
Ecco le prime case. È più di un’ora che camminano. Fermiamoci un attimo. Le gambe iniziano a fare male.
Le più giovani continuano leste. Anche io una volta ero veloce come loro, pensa Fatouma.
Qualche anno fa. Qualche figlio fa.
L’ultimo è lì, appeso alla sua schiena che dorme.
Quattro mesi. Ha quattro mesi Alou.
Spero che gli antenati non se lo prendano, come la bambina nata prima di lui. Comincia a piangere, ha fame. Lei posa il carico, si siede, con un gesto veloce si passa il piccolo dalla schiena al seno.
Dalì continua a parlare di suo marito e della seconda moglie.
Alou succhia il latte dal mio seno senza nemmeno aprire gli occhi.
Aspettami Zenabo, aspetta che finisca di poppare.
Lei posa il suo carico e si siede vicino a me.
Parliamo di quando eravamo ragazzine. Siamo cresciute assieme, nello stesso cortile e …
Arrivano altre donne. Ripartiamo
Il mercato è vicino, si sentono già le voci.
Le donne del posto sono più fortunate: non devono fare tutta questa strada e poi iniziano a vendere per prime.
Si siedono nel solito angolo. Loro che vengono dalle colline si sistemano lì, al bordo della strada. Vicino all’albero di mango.
Chissà se si riesce a vendere qualcosa oggi? Oggi o domani, tanto è uguale, stessa vita. Cambia il mercato, ma è la stessa vita. Se vendi riesci a comperare un vestitino per tuo figlio, i quaderni per quelli che vanno a scuola. Se avanza qualcosa, compri una stoffa per te, ma quasi mai avanza qualcosa.
Ho male alle gambe e alla schiena. Lo dico a Zenabo. Lei ride: «Dì a tuo marito che prenda anche lui una seconda moglie!».
Dalì ha sentito e ci tira una ciabatta. La gente inizia ad arrivare. Speriamo. Ieri ho guadagnato 1.500 CFA. Il prezzo di cinque quaderni.
Alla sera torniamo a casa rosse di polvere, perché le macchine passano veloci sulla pista. Soprattutto quei fuoristrada lucidi di quei ricchi commercianti della capitale.
«Sono nostri colleghi» diciamo scherzando, «sono commercianti come noi!».
Non ci hanno nemmeno viste. Passano veloci, dietro ai vetri scuri e ci coprono di polvere.
Ma forse, oggi pioverà e andrà meglio.

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